Sono un effetto collaterale dell'Aulin..
giovedì, 08 maggio 2008
baci e abbracci

roma_dinotte

E visto che tra poco più di una settimana ho l'esame di Costituzionale e visto che gradirei superarlo e visto che ancora non so nulla e visto che allora studierò di più e avrò pochissimo tempo e visto che dopo l'esame me ne andrò a Roma per qualche decade e visto che in matematica sono sempre stata una frana, fate due calcoli voi per sapere quando torno.
Fate i bravi nel frattempo.
Ce vedemo ar più presto, aò ve possino...

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Categoria: la tua lotta
domenica, 04 maggio 2008
6 cose che amo

Che siccome quello stronzo di ventiseitre mi ha nominata, non posso tirarmi indietro.

1. Amo amare. Amo pensare che là fuori c'è qualcuno che mi appartiene. Ma amo amare anche se di amore non corrisposto si tratta.
2. Amo gli acquazzoni. Svegliarmi la mattina con il rumore della pioggia sui vetri, con il rumore dei tuoni che esplodono chilometri e chilometri sopra la mia testa e amo scendere in cucina e prepararmi un cappuccino. Ma solo se piove.
3. Amo fare le passeggiate di notte, quando non riesco a prendere sonno e fuori non c'è nessuno (che in Sicilia i rumeni e gli egiziani non violentano le persone. E dalle mie parti, neanche gli italiani).
4. Amo sentire il rumore della tastiera del computer di mia madre mentre io studio. Sentire le sue dita veloci che premono i tasti e sentire le pause, durante le quali mi immagino lei che rilegge quello che ha scritto e amo sentire che riprende a scrivere.
5. Amo uscire la sera con gli amici e partire senza sapere dove andare, partire senza sapere quando tornare.
6. Amo sentire Vittorio Sgarbi urlare a Marco Travaglio: "L'Italia è un grande Paese, con un pezzo di merda come te!".

Visto che sono buona, non nomino nessuno. Tiè.

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Categoria:
martedì, 29 aprile 2008
un'Italia di idioti

Porca paletta.
Passi l’ignoranza congenita ed ereditaria dei terroni, che sono ancora fissati con ‘sta storia del centro-destra.

Passi anche il grossolano razzismo nazi-fascista dei polentoni che danno il loro voto a quei buzzurri della Lega. Passi la pessima informazione italiana architettata dal mostro di Arcore, passino  i lavaggi dei cervelli, i controlli delle menti, i raggi psicotropi, i poltergeist e i sabbah che il cavaliere e la sua conbriccola mettono in atto per manipolare le menti dei più rozzi e faciloni.

Ma la capitale no, Cristo.
Che delusione, si sono indeficientiti anche i romani. Ignoranti, cafoni e pecore!

Ma poi, come si fa a votare per uno con gli occhi così vicini, dico io??

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Categoria: politica, tipi loschi
lunedì, 21 aprile 2008
Se si ascoltano le canzoni di Raul Casadei al contrario, si può sentire la ricetta della piadina con broccoli.
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Categoria: musica
venerdì, 11 aprile 2008
no, per dire

È avvilente svegliarsi a 19 anni ed essere consapevoli di dover buttare ai porci il tuo primo voto. Per  anni, da quando seguo la politica, ho sognato il momento che sta per concretizzarsi, quello in cui sarei andata alle urne per dare il mio contributo per la scelta dei nuovi governanti della mia Italia. Ma sti cazzi, direbbero in Francia.

A parte il fatto che i nuovi governanti, chiunque essi saranno, non sono affatto nuovi, non ve n’è uno, uno solo, che mi convinca.

Se dovessi votare seguendo soltanto il mio credo, la mia vocazione, voterei senz’altro a destra.

Io sono di destra.

Ma quelli che dovrebbero essere i portatori delle mie idee mi ripugnano. Avrei votato per Gianfranco Fini se non si fosse messo a fare la valletta del nano e non si fosse rimangiato tutto il vomito che aveva (giustamente) riversato sullo stesso. I vecchi valori di Alleanza Nazionale potrebbero essere incarnati da La Destra della Santanchè e Storace, mi si può dire. Però, appunto: Santanchè e Storace. Bastano i nomi.

Non parliamo della Lega, dei suoi cavalieri celtici, delle sue corazze, dei suoi vaffanculo sull’ali dorate, delle sue bandiere verdi, dei suoi fucili e dei suoi miliardi di pregiudizi. Adoro Borghezio, questo sì, ma lo vedrei meglio nella banda di Moira Orfei, per dire.

Spostandoci verso il centro, finiamo nei casini. Casini è un uomo solo, piccolo, senza speranze. Quando decise di correre da solo, a me ha dato l’impressione di un uomo finito (politicamente) anche se gli va dato atto del suo coraggio. Comunque a me l’UDC è sempre stato sulle metaforiche palle. La famigghia, la Chiesa, i cannoli siciliani, i bacia mano. Assistere ad un convegno dell’UDC, specialmente nel sud Italia è come guardare la scena del matrimonio di Mike Corleone nel Padrino 1. Evidentemente Casini corre da solo perché gli hanno fatto un’offerta che non poteva rifiutare, o qualcosa del genere.

Proseguendo nel nostro cammino immaginario, giungiamo nel girone dei comunisti pentiti. È risaputo ormai che il nome originario del PD doveva essere PDV: Partito Dei Voltagabbana.

Tutti i suoi maggiori esponenti, Weltroni in primis, sono stati comunisti. Non che me ne freghi  molto…però sarebbe carino essere sinceri ogni tanto. Come è possibile auto-definirsi democratici, come si può dire di aver finalmente tagliato i ponti con i comunisti, come si fa ad ispirarsi a Barack Obama, quando in passato si è studiato il mestiere del politicante nella Mmadrre Rrussia, quando si è salutato con il pugno chiuso, quando si è inneggiato alla violenza, quando si è idolatrato Lenin? Quando è stato chiaro che il precedente governo è caduto per colpa non dei comunisti, sempre fedeli ai piani di quelli che potrebbero essere i nuovi governanti, ma per colpa dei centristi?
A quale democrazia ci si ispira? A quella russa o a quella cubana? E allora Obama che c’entra?

Ma a parte questo che, ripeto, non mi frega molto, mi sembra davvero che il PD sia una minestra riscaldata, un restauro dei vecchi DS, un partito nuovo fuori ma vecchio dentro. Mi immagino la scena di quando Weltroni pensò di copiare Obama.

Walter (armato di dizionario inglese-italiano): “Allora…Sì…noi…lattina!”
Franceschini: “Cosa??”
Walter: “Sì, noi lattina! Sarà il nostro slogan!”
Franceschini: “Ma…perché??”
Walter: “Ho tradotto quello di Obama! Yes, we can! Sono bravo, eh?”
Franceschini: “…”

 

Spostandoci ancora più a sinistra troviamo ovviamente l’armata rossa. Qui il discorso si semplifica perché chiunque fossero stati i rappresentanti politici, non avrei mai potuto votare per loro. Né per Bevtinotti, né per l’anticristo Diliberto (anche se non si è candidato è lui che muove i fili), né per quell’uomo ridicolo di Pecoraro Scanio. Non escludo che in futuro possa avere dei figli e non sia mai che questa gente qui me li mangi!

In definitiva, andrò a votare. Ma solo perché non l’ho mai fatto prima e voglio provare l’ebbrezza. Il mio sarà un voto di protesta, scriverò sulla scheda qualcosa come “tutti a cagare” o “topo Gigio” o “dove devo mettere la X?”. Vorrei solo che tutti gli italiani che come me non si sentono rappresentati da nessuno, facessero così ed esprimessero un voto nullo. Che non servirà a niente ai fini politici ma è ugualmente sacro come tutti gli altri. E almeno ci farà stare in pace con noi stessi.

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UPDATE: ieri mi sono intristita nel vedere Bertinotti che rassegnava le dimissioni da leader del partito Comunista, o come si chiama.
Bertinotti mi è sempre piaciuto, l'ho sempre trovato una persona intelligente, appassionata e seria, oltre che simpatica.
Ho goduto come una pornostar invece per Diliberto, l'Anticristo. Ora può dedicarsi a tempo pieno alla sua vera missione:  combattere contro i 4 angeli dell'apocalisse, mangiare sua madre, annunciare il regno di Satana e aspettare la fine dei tempi urlando padrenostri al contrario.

 

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Categoria: politica
venerdì, 04 aprile 2008
interludio
Sto bene.
Anzi, sto troppo bene.

E mi sento un po' in colpa. Credo che dovrebbe essere illegale stare così bene.
Davvero.

Spero che il prossimo governo faccia una legge in cui si stabilisca che stare bene oltre un certo livello, sia proibito. Si potrebbe stabilire una pena di 8 giorni per ogni minuto di felicità spropositata. O una multa.
Non lo so.
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Categoria:
venerdì, 11 gennaio 2008
Au revoir, forse

Sabato 18 agosto 2007, nasceva il mio blog. Non sono neanche passati 5 mesi e a me sembra un'eternità. Forse non vi ho mai detto che io mi scoccio facilmente delle cose. Ma davvero sono passati solo 5 mesi?? Ho rifatto il calcolo un paio di volte e sì, pare che da metà agosto ad oggi ci siano solo 5 mesi!
Mi sembra un secolo fa quando, mezzo ubriaca ho scritto:

<<Aprire un blog...uhmmm... E perchè mai, di grazia? Per raccontare ad eventuali perfetti sconosciuti i della me medesima stracazzi? Echissene!
No, non è questa la risposta alla domanda di cui sopra...Apro un blog forse per sfogarmi come se urlassi contro un muro? No...per quello ho già il mio vecchio armadio che sa già tutto di me. E urlare e scrivere non è il mio modo preferito per sfogarmi.
E allora, ripeto, perchè aprire un blog?
Ci penso da giorni e la risposta più vicina alla verità che mi è venuta in testa è: perchè non ho di meglio da fare>>.

Non avevo di meglio da fare, quella sera del 18 agosto 2007 e forse non ho avuto di meglio da fare per questi 5 lunghissimi mesi. Ma adesso sì. Adesso ho un'università da portare avanti, mattoni di pagine da studiare, amicizie nuove da coltivare, un amore da capire.
E poi, come vi ho già detto, mi scoccio facilmente.
Non mi dilungo nei commiati perchè tali non li reputo, non parlerò delle bellissime persone che ho conosciuto grazie a zio splinder, nè degli stronzi che ho schivato lungo il cammino.
Dico solo che tornerò.
Non appena aprire il mio blog mi divertirà come mi divertiva all'inizio.
Au revoir.

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Categoria: la tua lotta
domenica, 06 gennaio 2008
Lotta di Fede

                                      (per voi)


LesboKissLe cose più importanti sono le più maledettamente difficili da dire. Sono le cose che mi porto dentro da anni, il mio fardello personale dolcemente pesante. Sono le cose che mi fanno dormire la notte, le cose che mi danno un’ulteriore forza, che mi fanno rallegrare e mi fanno disperare quando non ce ne sarebbe apparentemente motivo.

Sono le cose che non vorrei mai dire, o forse le cose delle quali non mi ritengo capace di parlare.

Sono le cose di cui mi vergogno perché, come disse una volta uno scrittore, le parole le sciupano; le parole immiseriscono cose che finchè giacevano nella mente sembravano infinite, e le riducono a non più che qualunque altra futile questione. Ma c’è di più. Le cose delle quali mi vergogno sono le più intime, le più mie. Sono cose che albergano nel punto più profondo del mio cuore e proprio per questo, le più difficili da tirare fuori, le più difficili da tradurre in linguaggi razionali. Ed è questo il vero problema, secondo me. Quando un segreto resta tale non per mancanza di una bocca che lo sappia raccontare, ma per mancanza di un orecchio che lo sappia ascoltare.

È per questo motivo che quanto sto per scrivere è per me stessa. Scrivo questo post senza l’intento di piacere o di catturare l’attenzione di eventuali lettori, ma solo per una questione mia personale. Voglio scrivere le mie cose, le mie emozioni per conservarle e rileggerle quando ne avrò voglia: il blog cessa per un po’ di essere un punto di incontro e riacquista invece il suo significato originario: un diario personale. O una banca del cuore.

Quindi non limiterò la lunghezza, non limiterò la pallosità del post, proprio perché non me ne frega niente, per una volta, di voi.

 

(per me)

 

1

Avevamo circa dieci anni, quando correvamo tra i castagni dei Nebrodi. “Ehi, bambini!” urlavano le maestre preoccupate, “Non correte che vi potete far male!”. Ma noi bambini eravamo come angeli, correvamo felici, non potevamo cadere, perché tanto gli angeli hanno le ali.

Come al solito, i maschietti si divertivano a tirare rametti secchi e ricci di castagni a noi bambine, ma senza cattiveria, solo per il gusto di vederci correre. E noi eravamo felici di fingere di essere terrorizzate, facevamo la gimcana tra gli arbusti, urlavamo di piacere. Quello sarebbe stato l’ultimo anno della scuola elementare, avremmo frequentato la prima media il prossimo anno e noi ci sentivamo già grandi.

Quel giorno di gita sui Nebrodi, io e Federica eravamo state “elette” a bersaglio da quella ciurma di pirati che era la nostra classe, presumibilmente perché eravamo le ragazze che più si erano integrate nel gruppo dei ragazzi: eravamo quelle che partecipavano sempre alle avventure dei maschi, quelle con le cui potevi fare la lotta o potevi giocare a pallone. Eravamo due di loro.

Io correvo con il vento in faccia, mi spingevo sempre oltre in quel boschetto tinto d’autunno, noncurante delle maestre che mi sbraitavano di tornare immediatamente indietro, se non volevo una nota disciplinare. Dietro di me, Federica ansimava. Lei è sempre stata più impacciata di me nelle attività sportive, e spesso mi divertivo a prenderla in giro con nomignoli come “tonta”, “pecora”, “sappa” (appellativo tutto siciliano per indicare una persona molto impedita nei movimenti). Io correvo davanti a lei, non solo per fuggire agli immaginari attacchi dei pirati lanciatori di castagne, ma anche per dimostrarle che io ero più brava, che ero io quella che tra le due comandava.

Ricordo che quella era stata una corsa forsennata, i capelli mi coprivano gli occhi in continuazione, io con una mano li scostavo e riprendevo a correre più veloce di prima, senza riposo, senza fiato.

Poi, solo il rumore delle foglie secche sotto i miei piedi e dello sfregare delle maniche del mio giubbotto.  Non udì più nient’altro. Mi voltai indietro per guardare dove fossero gli altri e…

Track!

Il mio piede finì su un grosso ramo di castagno adagiato tra le erbe che, sotto il mio peso, cedette e si ruppe. Io caddi violentemente per terra sbattendo il ginocchio su una pietra. A dire il vero non credo che mi fossi fatta poi così male, ma mi accovacciai per terra più per la paura che per altro.

“Che è successo?”.

Una voce familiare.

“Che cosa è successo, Lo?” ripeté Federica.

“So-sono caduta- risposi tra i singhiozzi io- e ho sbattuto su quella pietra..”.

“Fa vedè…” disse Fede. Io le mostrai la ferita (molto superficiale ma macchiata di sangue) e lei frugò nel suo zaino tirandone fuori un pacco di fazzolettini. Lei era una bambina adorabile. Tra le due, è sempre stata quella più premurosa, più dolce. Ha sempre avuto la soluzione per tutto e anche in quel momento, nonostante avesse solo dieci anni, mi ha infuso la tranquillità giusta per farmi riprendere.

“Dai che adesso ti passa via tutto- disse mentre mi tamponava il ginocchio- Vedrai che la maestra Giusy neanche se ne accorge…”.

Mi sciacquò la ferita con la sua borraccia e mi pulì per bene dal sangue.

Carla! Federica! Da lontano le voci delle maestre ci chiamavano.

“Aspetta un secondo…” mi disse piano Fede e corse verso le voci.

“Ehi!!” urlò a squarciagola. “Arriviamo! Va tutto bene!!”.

Quando tornò da me, mi ritrovò in piedi. Mi avvicinai zoppicando e la guardai negli occhi.

Avrei potuto dirle Grazie, o Sei un tesoro, o Come farei senza di te…e invece le buttai le braccia al collo e la strinsi forte a me. Stavo ancora piangendo quando ci baciammo come si baciano due amanti.

 

Nei successivi quattro anni non si ripeté nulla del genere.

 

2

Fuori una specie di tempesta del secolo sconvolgeva le strade del mio paese. Dalla finestra riuscivo a vedere a malapena le case dall’altra parte del cortile. Tuoni che sembravano bombe esplodevano sopra il tetto di casa mia gettando nel panico Martino, il mio gatto, e eccitando me. Ho sempre amato i temporali. Guardarli dalla finestra della mia camera mi dà un’infinita sensazione di sicurezza non paragonabile a nessun altra e mi fa ringraziare i vetrai per aver montato le finestre in casa mia, i muratori per aver costruito mura così resistenti e i tegolai per aver incastrato le tegole così bene.

Credo che durante un temporale sarei capace di amare chiunque.

Ma durante il temporale dell'ottobre 2002 non amai una persona qualunque.

Io e Fede eravamo in camera mia. Eravamo alle prese con degli esercizi di latino, i nostri primi esercizi di latino. Frequentavamo entrambe il quarto ginnasio del liceo classico e avevamo da tradurre una decina di frasi dal latino all’italiano e un’altra decina in direzione opposta.

Il 12 ottobre 2002 però non era una di quelle giornate in cui studiare ti riesce piacevole. A dirla tutta, non ne avevamo proprio voglia. Stavamo scherzando riguardo un ragazzo che quella mattina ci aveva provato con me.

“Secondo me alla fine ci stai…” diceva Federica.

“Ma sei stupida?? Ma l’hai visto?” rispondevo io.

“Sì sì, lo sai che chi disprezza, compra..”. E altri discorsi puerili del genere. E inspiegabilmente (o almeno, ancora non mi spiego il motivo per cui è successo) tra me e Fede iniziò una sorta di gioco di sguardi, di ammiccamenti allusivi, molto velati prima, più espliciti poi. Lei continuava a dirmi che io alla fine sarei andata con quel ragazzo ma al tempo stesso mi lanciava occhiate strane, come se fosse gelosa e non sopportasse che altri mi concedessero troppa attenzione. E io mi accorgevo di ciò e me ne compiacevo.

E allora iniziavo a sedurla. Con cattiveria. Mentre le parlavo, mi sporgevo verso di lei, avvicinando la mia bocca al suo viso e fissandola negli occhi. Protendevo le mie labbra appena colorate di rossetto verso le sue, e nel mentre le dicevo che io non ci sarei stata, no, che a me quel tipo non piaceva, che io desideravo…altro… Poi improvvisamente mi ritraevo e mi adagiavo sulla sedia in una posizione che metteva in risalto i miei (allora alquanto insignificanti) seni. Era diventato un gioco a chi resisteva fino alla fine, uno scherzo distruttivo e che avrei dovuto interrompere immediatamente, prima che oltrepassassimo il punto di non ritorno, prima che una delle due cedesse, così come insieme avevamo ceduto nel bosco di castagne, quattro anni prima. Ma adesso non avevamo più bambine. Ora eravamo quasi donne, avevamo quattordici anni, portavamo reggiseni, assorbenti, minigonne che prima non portavamo; e se una delle due avesse desistito e si fosse arresa a quel gioco di tentazioni, non ci saremmo fermate facilmente.

“Fa caldo qui” disse poi Federica e fece per togliersi il maglione.

Non era mica vero, non faceva affatto caldo. Fuori il temporale non accennava a diminuire, i tuoni scandivano il tempo come i secondi. Non faceva affatto caldo. Avrei dovuto dirle di smetterla subito e finirla là.

Ma non lo feci. Infondo, lo volevo…

Si tolse il maglione e si sbottonò la camicetta mostrandomi la parte superiore del suo splendido seno. Poi si sporse verso di me e bisbigliò:

“Fa davvero caldo qui…”.

“Lottaaaa!” urlò mia madre dall’altra stanza. Io mi alzai e corsi da lei per evitare che entrasse nella mia camera e vedesse Federica mezzo nuda.

“Che c’è?” chiesi.

“La nonna è rimasta bloccata dal parrucchiere. Devo andare a prenderla e accompagnarla a casa”.

“Ma con questo tempo?”

“Sì, lo sai che la nonna è così. Vado, l’accompagno a casa e torno…e visto che ci sono, le preparo pure la cena. Ci vediamo tra due orette.”, e uscì.

Io tornai da Fede, decisa a dirle di smetterla.

“Non fare la stupida- le dissi rientrando in camera- e riabbottonati. Io vado a fare la doccia”.

 

Quando uscì dalla doccia e tornai in camera, Fede era sdraiata sul mio letto. Si era sfilata completamente la camicetta ed era rimasta con in dosso solo i jeans e il reggiseno.

“Dai Carla, che te ne frega?- mi disse- Qui fa caldo e non mi va di mettermi il maglione…”

“Come vuoi” feci io e la guardai per un altro secondo. Aveva solo quattordici anni Federica ma il suo corpo ne dimostrava di più. Era di poco più bassa di me ma il suo seno, il suo ventre, il suo viso erano ormai come quelli di una donna, già forgiati dai pochi ma bastevoli anni dell’adolescenza. E io restai estasiata da quella vista, come se vedessi la mia amica per la prima volta.

Credo che l’opera massima in cui Dio (o la Natura) abbia ottenuto i migliori risultati sia il corpo di una donna, non esiste nell’universo cosa più bella di un corpo femminile. È arte allo stato puro. Ed il momento in cui la sua bellezza raggiunge il limite massimo di esaltazione è proprio quando la donna è distesa: le sue forme si adagiano, le sue curve si accentuano. Amore.

Sì.

Distolsi lo sguardo da quel corpo magnifico e cercai nei cassetti gli indumenti da mettere. Fuori continuava a piovere, i fulmini illuminavano le tende delle mie finestre. Poi i tuoni a ricordarmi ancora che ero a casa mia, al sicuro, che Dio benedica i vetrai, i muratori e i tegolai.

E di nuovo Fede. Non riuscivo a distogliere il pensiero da lei. Saperla alle mie spalle, seminuda, bellissima ad aspettarmi, mi eccitava e mi tormentava.

Sì.

Sì, allora. Mi feci scivolare di dosso l’accappatoio, come avrei fatto anche in futuro in un’altra situazione.

Me ne stetti lì, accanto alla finestra, ansimando per la trepidazione. Avvertì dei rumori alle mie spalle, rumori confusi di materasso e indumenti…mi voltai…

Fede si era tolta il reggipetto e i jeans e mi fissava. Io, completamente nuda, mi feci avanti.

 

3

I libri di latino rimasero aperti alla pagina degli esercizi della prima declinazione per tutto il tempo in cui io e Federica ci amammo per la prima volta sul mio letto. Spegnemmo la luce del lampadario e accendemmo quella della abatjour e scostammo le tende per vedere meglio la pioggia che si infrangeva sui vetri. Siano lodati i vetrai…

Ci amammo sotto un temporale purificatore che ci lavò da tutti i peccati. E mi sembrava di essere in un sogno, uno di quelli in cui ti muovi lentamente e ti rendi conto di dove sei, uno di quei leggeri sogni mattutini in cui la subcoscienza e la coscienza sono molto vicine e ti obblighi a non aprire gli occhi, se non vuoi che quella visione svanisca.

Amai Federica con tutta me stessa, con tutto l’amore di cui sono capace. Avevo lo stomaco in subbuglio, il cuore accelerato, non riuscivo a capire se quello che stavamo facendo fosse giusto e sbagliato. Ma allo stesso tempo avvertivo una forte sensazione di sollievo, come se per tutta una vita non avessi aspettato altro che quel momento, con un profondo convincimento che ciò fosse quantomeno inevitabile. Sì, era per quello che eravamo nate.

Il silenzio della stanza venne interrotto solo dai tuoni e dai nostri respiri sempre più affannosi.

I suoi baci erano come miele sulle mie labbra, le sue mani su di me pura energia calda, la sua lingua, il suo petto, il suo ventre, il suo sesso, erano parte di me. E io tutta mi donai a lei e per la prima volta staccai i miei piedi da questo mondo per innalzarmi al di sopra di tutto.

I libri di latino, ebeti, dal tavolo ci guardavano. Rosa – rosae– rosae– rosam- rosa- rosa…

La mattina successiva, raccontai tutto a mia madre.

 

Questa fu la prima volta in vita mia che amai qualcuno. Sarebbe diventata la notte di sesso di riferimento, il termine di paragone per giudicare quelle a venire, per risultare puntualmente sempre superiore a tutte, così come superiore a tutti gli atri baci sarebbe risultato quello dato nel bosco dei Nebrodi, dopo che mi ero quasi spaccata il ginocchio.

A proposito, ho ancora la cicatrice della ferita sulla rotula destra. La porto come una reliquia sacra.

 

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Categoria: storie, fede, amore e sesso, la tua lotta
venerdì, 04 gennaio 2008
Soltanto parole

alba sullo strettoEcco, ora che mi sono ripresa dalla sbornia capodannana, posso pure scrivere le mie prime considerazioni su questo novello anno entrante, il 2008, ma anche no.
La prima cosa che mi ha colpito del 2008 è stato il nome. Duemilaotto. Duemilaeotto. Duemilotto. Bello, senza dubbio. Viene fuori da sè, duemilaotto, scivola giù dalla labbra come se fosse un rivolo di fumo di una Pall Mall. Tutta un'altra storia rispetto allo spigoloso e strisciante duemilasette. Duemilaotto, non c'è che dire, complimenti alla mamma.
(Sono sempre stata affascinata dal suono di certe parole. Ad esempio, la mia parola francese preferita è pneu. La ripeterei in continuazione pneu pneu pneu pneu fino non sentire altro che quella parola, fino ad avvertire il mio palato farsi secco a furia di sbattervi contro la lingua, fino a farmi venire i crampi sulle labbra a furia di tener la bocca a forma di "eu" francese. Pneu! Non è bellissima? Bella quasi quanto la parola inglese corpuscle. Corpuscle. Divina!)

Detto questo, vorrei esporre un dubbio che mi attanaglia da tempo: una volta passato anche il duemiladieci, questi anni del terzo millennio verranno ricordati come gli anni '10??
A me "anni '10" suona male. Mi sa di rivoluzione d'ottobre, di Titanic inabissati, di bisnonni che vanno in guerra. Mi immagino i miei figli che a scuola, nel 2030 studieranno capitoli di storia intitolati La Questione Mediorienale Degli Anni '10. Boh, non mi convince... anche se escluderei categoricamente che gli anni di questo decennio possano essere chiamati "gli anni 100", dato che vengono dopo i '90. Se così fosse gli anni dal 2010 al 2020, ad esempio, diventerebbero gli anni 110. No, non mi convince affatto.

Per il resto, cosa mi aspetto dal 2008? Non mi faccio il classico augurio, cioè che sia meglio del 2007. Mi basterebbe che fosse uguale.
'Notte.

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Categoria: la tua lotta, ricorrenze del cazzo
mercoledì, 02 gennaio 2008
Steek Ut'see

Molti parlano del loro capodanno bello, gioioso, sbrilluccicoso, luminoso et similia. Altri parlano del loro capodanno tranquillo, in casa, a dormire, o in giro con amici fino alle prime luci dell'alba.
Io del mio capodanno non parlo.

Anzi, scrivo solo la lista dei liquidi che hanno fatto ingresso nel mio piccolo e indifeso stomaco:

- numero 2 rum e pera
- numero 2 rum e coca
- numero 1 Tequila bum bum
- numero 2 Tequila sale e limone
- numero 2 Martini con ghiaccio
- numero 2 bicchieri di spumante

Il tutto tracannato in circa due ore. Gli effetti, potete immaginarli.
Buon 2008 steek Ut'see.

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Categoria: discoteca, alcolici, la tua lotta, humanum genus, ricorrenze del cazzo
domenica, 30 dicembre 2007
un altro

candela

Un certo Sun Yat-sen veniva eletto primo presidente della Repubblica di Cina, nel lontano 1911. Nel 1922 invece, il conosciuto e famoso Vladimir Lenin (che riposi in pace...e in Russia), proclamava la nascita delle  Repubbliche Socialiste Sovietiche. L'astronomo Edwin Powell Hubble, nel 1924, annunciava che nell'universo esistevano altre galassie, oltre la nostra. Nel 1927, a Tokio, veniva inaugurata il primo tratto della metropolitana, nel 1944 Re Giorgio II di Grecia proclamava una reggenza per governare il paese, rinunciando al trono, nel 1973 i tassisti di Roma scioperavano e nel 1976 in Spagna veniva scarcerato il segretario del partito comunista, Santiago Carrillo. Nel 1979 il prezzo della benzina raggiungeva le 55 lire al litro, nel 1993 lo stato di Israele e quello del Vaticano siglavano un accordo e nel 1999 l'ex Beatle, George Harrison, subiva un'aggressione all'interno della sua casa e veniva accoltellato al torace da Michael Abram. Cosa hanno in comune tutti questi avvenimenti, forse vi chiederete?
In comune hanno la data: il 30 dicembre.
Ne ho tralasciato uno, la tragedia: nel 1988 in un ospedale di Messina, nascevo io
.

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Categoria: la tua lotta, memoranda, ricorrenze del cazzo
sabato, 29 dicembre 2007
questa soglia non può passare inosservata

10.000!!!

Ok, ho avuto il mio momento di spacconaggine. Me ne torno nell'ombra.

p.s. la proprietaria del blog, nonchè nuova prima ministra della Repubblica Italiana, in accordo col ministero dell'Economia e col ministero degli Interni, coadiuvati dal lavoro della Corte dei Conti, rende noto che almento 8.000 delle 10.000 visite sono costituite da altrettanti "Refresh" e "F5" della stessa. Grazie.
Dall'oppposizione, giunge la protesta di Berlusconi che afferma:
"Pretendo il riconteggio delle visite, cribbio!".

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Categoria: la tua lotta, ricorrenze del cazzo
Chi Sono
Blogger: Carla88
Nome: Carla
Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, Beltà? Il tuo sguardo, infernale e divino, versa, mischiandoli, beneficio e delitto: per questo ti si può comparare al vino. Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora, diffondi profumi come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro, la tua bocca un'anfora, che rendono audace il fanciullo, l'eroe vile. Sorgi dal nero abisso o discendi dagli astri? Il Destino incantato segue le tue gonne come un cane: tu semini a casaccio la gioia e i disastri, hai imperio su tutto, non rispondi di nulla. Cammini sopra i morti, Beltà, e ridi di essi, fra i tuoi gioielli l'Orrore non è il meno affascinante e il Delitto, che sta fra i tuoi gingilli più cari, sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente. La farfalla abbagliata vola verso di te, o candela, e crepita, fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!". L'innamorato palpitante chinato sulla bella sembra un morente che accarezzi la propria tomba. Venga tu dal cielo o dall'Inferno, che importa, o Beltà, mostro enorme, pauroso, ingenuo; se il tuo occhio, e sorriso, se il tuo piede, aprono per me la porta d'un Infinito adorato che non ho conosciuto? Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena, che importa se tu – fata dagli occhi vellutati, profumo, luce, mia unica regina – fai l'universo meno orribile e questi istanti meno gravi?

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i'm lost

Welcome to the wonderful world of not knowing what the hell's going on
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Credo
Credo che una monetina possa far deragliare un treno merci. Credo che nelle fogne di New York ci siano alligatori, per non dire di topi grossi come pony Shetland. Credo che si possa strappar via l'ombra a una persona con un picchetto da tenda. Credo che esista davvero Babbo Natale e che tutti quei tizi vestiti di rosso che si vedono in giro per le strade a Natale siano i suoi aiutanti. Credo che intorno a noi ci sia un mondo invisibile. Credo che le palline da golf siano piene di gas velenoso e che, a tagliarne una in due respirando l'aria che ne viene fuori, si resti uccisi. Soprattutto, credo nei fantasmi, credo nei fantasmi, credo nei fantasmi...


Desclaimer
Questo blog, per chi non l'avesse capito, non rappresenta una testata giornalistica in quanto, pur se contenente talmente tante minchiate da poter sembrare una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Partecipano
Apprezzamenti
- Sei solo una troietta

- all'inzio credevo fossi una ragazzella egocentrica ,forse un pò lo sei...ed eisibizionista..forse un pò lo sei..

- Ma che cazzo state dicendo? Quand'è che uscite dal post-adolescenza?

- Non meriteresti neanche il commento. Te vivi nell'oscurità dell'ipocrisia. Vivi con il tuo cervello cullato dalla propaganda. Sei vittima e carnefice allo stesso tempo di un mondo basato sul DIMENTICARE LA STORIA

- l'ignoranza uccide..e mi sa tanto che tu sei moribonda!

- Peccato quel turpiloquio...Non si diventa bravi scrittori forzando lo stile con l'uso di sostantivi volgari. Capisco che segui la moda di tutti i tuoi coetanei, ma ci siamo anche gli altri che non condividiamo un certo linguaggio spinto oltre la decenza

- Sei sempre così piena di te e supponente o sono solo le prime ore di lezione di università?

-ma vaffankulo e cercati qualcosa da fare che abbia un semso invece di scrivere schiocchezze

(...in aggiornamento)
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